
SKINNABE amplia la sua linea di prodotti
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L’anno che verrà
31 Dicembre 2020Le Agenzie Pubblicitarie mentono.
E sono pagate per farlo.
Molte aziende si lasciano guidare dalle Agenzie Pubblicitarie che a colpi di “rebranding” e “riposizionamento“, le convincono a mentire. Il problema è che sono dei veri professionisti, quindi la bugia diventa verosimile, ed a volte convince il cliente che “così si fa”.
“Copiare” è più facile che “Inventare”, ed anche meno rischioso, quindi si prendono dei brand “di riferimento” e si inizia ad imitare il loro modo di comunicare. Si copiano le tonalità delle grafiche, il layout del sito, il tone of voice, condannando i clienti al completo appiattimento ed allineamento con le tendenze del momento.
Ma seguire le tendenze non è una mossa vincente?
Odio doverlo scrivere ma la risposta è “dipende”.
“Dipende” è un termine usato nel settore per non rispondere, ma visto che stai donando il tuo tempo a questo articolo, meriti un approfondimento sul tema.
Ogni brand ha una sua caratteristica, un qualcosa che si dovrebbe trovare, far apprezzare al cliente in prima persona e poi gridargli “be yourself”.
L’omologazione del linguaggio di comunicazione rende subito familiare un brand emergente, ma difficilmente creerà un distacco con i competitor e farà vendere di più.
Certo, comprare un template già fatto, imitare il calendario editoriale dei brand di riferimento, dare nomi ai prodotti che assomigliano a quello che la gente già compra, usare gli stereotipi per comunicare è una prassi rodata che illude il cliente delle agenzie che già si vede un “big brand” dopo 3 mesi di attività, ma è la strada giusta?
E la “Unique Selling Proposition” muta.
L’unique selling proposition, spesso come acronimo USP, che in italiano potrebbe essere tradotto come argomentazione esclusiva di vendita, è un modello teorico di funzionamento della pubblicità formulato da Rosser Reeves negli anni 1940.
Quale è il vero valore del nostro brand? Quello della concorrenza ma con un font un po’ diverso o una completa rivoluzione nel settore di riferimento?
Se è vero che lo stile con cui si comunica non deve corrispondere obbligatoriamente al clima che si respira in azienda, ed a volte è molto meglio così, il vostro stile nel comunicare fa parte dei valori del brand, e questo “valore aggiunto” è quello che verrà acquistato dai clienti assieme al vostro prodotto.
Quindi, volersi posizionare “in alto”, è una desiderata dei clienti che vogliono guadagnare di più, ma alla fine diventa una tecnica per fare promesse che non si riescono a mantenere.
Se il vostro prodotto è artigianale, se la qualità è superiore, è perché ci dedicate tempo, manualità e materie prime di qualità. Se il vostro valore aggiunto è che il prodotto che proponete al mercato è frutto dell’esperienza di anni di passione, perché ci si deve uniformare a brand che il loro prodotto lo creano a seguito di una trattativa al ribasso con i loro fornitori cinesi, ma spendono centinaia di migliaia di euro per farlo vedere?
Volete davvero una risposta?
La risposta è “perché il consumatore è abituato a vedere le cose fatte in un certo modo e quando le riconosce, associa inconsciamente anche il valore del brand al modo di comunicarlo.”
Però poi si aspetta che il prodotto gli venga consegnato con un servizio di eccellenza, in una confezione pregiata, e che il prodotto sia all’altezza della promessa che state facendo.
E’ difficile spiegare che un “difetto” di fabbricazione sia in realtà un “pregio” legato alla artigianalità del prodotto. E’ difficile spiegare che è necessaria maggiore professionalità a tagliare un materiale manualmente e non con un laser, oppure che la risposta ad una email arrivi dopo un ora e non dopo un minuto solo perché magari invece di essere scritta da un call center viene scritta da chi il prodotto lo ha pensato e prodotto con le proprie mani e lo conosce meglio di chiunque altro. Però va spiegato.
Non abbiate vergogna a pubblicare una foto del vostro deposito che è ridicolo rispetto al deposito di Amazon, o comunque non usate foto finte.
Se volete conquistare la fiducia dei clienti non dovreste nascondervi, dovreste essere orgogliosi di quello che siete. Se neanche voi lo siete, come potete pensare che lo sia un consumatore, solo perché scrivete sul vostro sito che siete pieni di know-how?
Il brand non è il prodotto, non è il template del vostro sito, non è il font che usate. Il brand è chi voi siete, non quello che fate ma perché lo fate.
Quello che fate lo fate in maniera speciale perché voi siete chi siete. Questo significa che dovreste davvero rivoluzionare il modo con cui i consumatori percepiscono voi ed i vostri prodotti. Dovreste iniziare a rivoluzionare il modo con cui percepite voi stessi.
Quindi?
La conclusione, che sembra assurda, è che imitare i grandi brand è facile. Costa meno tempo, veri esperti di marketing hanno già fatto la maggior parte delle scelte. Anche se la vostra agenzia non ne capisce le ragioni, sarà sicuramente brava a copiare.
Quindi vi ritroverete con un sito di tendenza, (al momento nel fashion è molto in voga il “minimal”).
La strada “minimal”, anche nel commercio elettronico, è rappresentata da UI (interfacce utente) con solo le cose essenziali. Bottoni stilizzati, tinte piatte se non proprio in bianco e nero e simbolismi standard.
Questo stile permette all’utente di individuare subito gli “hotspot” del sito (bottone del carrello, bottone per scegliere le varianti, navigazione catalogo, ecc.). Questi si trovano sempre allo stesso posto e, quasi sempre anche tutti dello stesso aspetto perché i brand si copiano tra di loro.
Questa essenzialità nell’interfaccia sottrae disattenzione a favore del prodotto, che viene fotografato in maniera essenziale, con descrizioni “minimal” ed il brand bene in vista.
Tutto chiaro? Il “brand” bene in vista, se ne avete uno.

Purtroppo a molti non è del tutto chiaro che questo approccio, se non supportato da un brand già forte è perdente. Seguendo queste direttive molte aziende creano siti e-commerce che a loro avviso devono contenere tanti prodotti. Vengono inseriti apaticamente come avviene per i grandi brand dove il prodotto è “secondario”.
Se il tuo brand non è noto invece, budget permettendo, ogni prodotto deve avere una scheda dettagliata. Non dare per scontato che il consumatore conosca tutti i valori del brand. Questa funzione che in genere è conferita dal brand forte, potrebbe essere assente all’appello.
Le persone non gireranno tutto il sito per capire chi siete, quanto siete bravi, che materie prime usate e perché dovrebbero preferire il vostro prodotto. La maggior parte dei consumatori visiterà la singola pagina che descrive il vostro prodotto e dovrà decidere di aggiungerlo al carrello. Avrete una sola possibilità per fare una buona prima impressione.
Curare la scheda prodotto come se fosse il 90% della nostra chance di vendere online.
Perché lo è. Infatti le agenzie non ve lo dicono perché è un lavoraccio. Quando diventerete “brand” potrete anche solo applicare una mela morsicata, o uno “swoosh” e non avrete più bisogno di spiegare perché comprare il vostro prodotto.